Sri Anandamayi

Il problema è che pensiamo che “Io” sto facendo la sadhana. E’ Lui che lo fa ed è la Sua Grazia che ci chiede di farlo.
Sri Anandamayi Ma

Il livello dell’azione disinteressata è completamente diverso dallo stato di realizzazione del Sé. Fino a quando si percepiscono separatamente l’amore per il guru, il lavoro e l’ ‘io’ non c’è realizzazione del Sé. Bisogna però dire che l’azione dedicata a Dio non è uguale al lavoro eseguito sotto l’impulso del desiderio. Il primo è per amore dell’unione che conduce all’Illu­minazione, l’altro per amore del piacere che conduce a ulteriori esperienze mondane.

Tutto quello che si fa appartiene al regno della morte, dell’incessante mutamento. Nulla può essere escluso. Tu sei nella forma della morte e nella forma del desiderio; Tu sei il divenire e l’essere, la differenziazione e l’identità – giacché Tu sei infinito, senza fine. Sei Tu che ti celi nel travestimento della natura. Da qualunque punto di vista si possa fare un’affermazione, non m’oppongo mai ad essa; poiché Egli è tutto, Lui solo è: l’Uno con forma e senza forma. La vostra essenza divina non si può rivelare nel vostro stato attuale.

Dovete capire che chi ama Dio deve solo distruggere l’identificazione con il corpo. Una volta fatto questo si distrugge (nasa) l’illusione, la schiavitù o, in altre parole, il desiderio (vasana), il ‘non-Sé’ (na Sva)

Non si può rimanere in alcun modo senza azione fino a quando non si manifesta lo stato del Puro Essere. Cercate di comprendere anche quest’aspetto.

Il lavoro fatto senza ego è pieno di bellezza, poiché non è motivato dal desiderio di gratificazione personale. Finché non saranno sciolti i nodi che costituiscono l’ego, vi sentirete feriti anche quando vorrete agire in maniera impersonale, e questo produrrà un mutamento nell’espressione dei vostri occhi e del vostro viso, e sarà palese in tutto il vostro comportamento.

Quando si compie il lavoro impersonale e si osserva da spettatori, dall’interno scaturisce una gioia profonda. Se in quel momento il corpo venisse offeso, sarebbe ugualmente fonte di felicità; ma quest’esplosione di gioia non equivale alla realizzazione del Sé. Il fremito di gioia prodotto dal lavoro impersonale è la Sua gioia fatta propria, è la Sua felicità sentita come propria. Si è raggiunto uno stadio in cui la felicità è legata a Lui.

Ci sono segni attraverso cui si possono riconoscere le azioni fatte come strumento prima della realizzazione del Sé. In questo stadio, il corso dell’azione è diretto all’adempimento dei bisogni reali; ma nello stato del puro Essere è completa­mente differente: fare o non fare, chiamatelo come vi pare, tutto è Quello. In quella sfera è possibile tutto: non mangiare mentre si mangia, e mangiare non mangiando; camminare senza piedi, vedere senza occhi, e altre cose del genere – come direste voi. Quando si è stabiliti nel Sé, chi obbedisce e a chi? Non ci sono ‘altri’, nessuno è separato. Non si parla più a un altro; come potrebbe esserci ancora la relazione, che è basata sul senso di separazione?<

Che s’intraprenda il sentiero della devozione, in cui l’ ‘io’ si perde nel ‘Tu’, o il sentiero della ricerca del Sé, in cerca del vero ‘Io’, si troverà soltanto Lui tanto nel ‘Tu’ quanto nell’ ‘Io’.
È l’idea di ‘tu’ ed ‘io’ che ha tenuto tanto tempo prigioniera la vostra mente. Dovete comprendere che la combinazione di suoni che va usata è quella che ha il potere di liberarvi dalla schiavitù. In verità è attraverso il suono che si entra nel silenzio, poiché Egli è manifesto in tutte le forme, senza eccezioni. Tutto è possibile nello stato che è oltre la conoscenza e l’ignoranza.


Categorie: Yoga Hatha

Condividi il tuo pensiero