Praticare i kriya

Quando il grasso o muco è eccessivo, gli shatkarma, sei tecniche di purificazione, devono essere praticati prima (del pranayama). Le altre persone, in cui i dosha (cioè vento, flemma e bile) sono equilibrati, non ne hanno bisogno.”

(Hatha Yoga Pradipika, cap. 2, v. 21).

Anche il grande yogi Matsyendra insegnava la rilevanza e l’imprescindibilità della purificazione del corpo e dei suoi elementi, prima di approcciare le pratiche yoga.

Il termine shatkarma deriva dal sanscrito shat che significa sei e karma che significa azione e consistono in sei pratiche di purificazione.

I sei kriya sono : neti, dhauti, nauli, basti, kapalhbati, trataka.

Si racchiude sotto il nome di dhauti una serie di tecniche per pulire l’intero canale alimentare che va dalla bocca all’ano. Le più praticate sono shankhaprakshalana (pulizia dell’intestino) e vaman dhauti(pulizia dello stomaco).

La finalità dei kriya è quella di epurare il corpo delle tossine, riequilibrare l’organismo, ristabilire l’equilibrio fra i due principali canali energetici: Ida e Pingala.

La pratica dei kriya è consigliata vivamente a chiunque pratica lo yoga. La frequenza con cui praticarli varia a seconda dei kriya: neti trataka, kapalabhati, nauli dovrebbero essere effettuati tutti i giorni,dhauti e basti molto più raramente, con cadenza diversa a seconda della tecnica.


Categorie: Yoga Hatha

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