Aurobindo

SriAurobindo

sri-aurobindo3Quello che Sri Aurobindo rappresenta nella storia del mondo non è un insegnamento, neppure una rivelazione, è un’azione decisiva Diretta del Supremo; su questo nessuna religione può essere fondata… La via spirituale non può esistere nella sua purezza se non è libera da tutti i dogmi mentali. « Ciò che colpiva in modo particolare quelli che hanno visto Sri Aurobindo, non è tanto la luce dei suoi occhi… ma quell’immobile immensità che si afferrava, così compatta, così densa, come se si penetrasse in un infinito solido » (Satprem)

Sri Aurobindo nacque a Calcutta il 15 agosto 1872. All’età di sette anni i genitori lo condussero in Inghilterra dove  sarebbe poi rimasto per quattordici anni. Nel 1889 ebbe accesso  all’Università di Cambridge grazie ad una borsa di studio in lettere classiche assegnatagli dalla St. Paul’s School di Londra.

Due anni più tardi, avendo brillantemente superato gli esami, acquisì i titoli necessari per entrare nel prestigioso Indian Civil Service, il Servizio Amministrativo Indiano dell’allora India Britannica, ma si rifiutò di  presentarsi alla prova di equitazione e venne quindi eliminato.

Nel 1893 ritornò in India ed entrò nel servizio amministrativo del principato di Baroda: il Gaekwar, il principe di Baroda, gli aveva infatti offerto quel posto nel corso di un loro incontro in Inghilterra. Mentre esercitava queste funzioni amministrative, fu anche nominato professore al “College” di Baroda, prima per il Francese e poi per l’Inglese. Divenne in seguito vice preside della scuola ed infine preside. Nel corso del suo soggiorno a Baroda perfezionò anche la sua conoscenza del Sanscrito e studiò altre lingue indiane. Ma intanto seguiva da vicino l’evoluzione politica dell’India.

A seguito della partizione del Bengala da parte degli Inglesi, nel 1905, lasciò Baroda e nel 1906 si trovò a Calcutta in qualità di direttore del “National College” del Bengala, l’istituto di educazione superiore, di ispirazione fortemente nazionalista, che era stato in quel periodo appena fondato.

S’impegnò allora attivamente in politica. I suoi editoriali sul giornale Bande Mataram lo fecero conoscere nell’India intera come la voce ispirata del partito nazionalista, denominato dai suoi avversari partito “estremista”. La sua attività politica aveva tre obiettivi:

1) la propaganda rivoluzionaria clandestina che doveva condurre ad una insurrezione armata;

2) la propaganda aperta che mirava a “convertire” la gente all’ideale dell’ indipendenza,   che all’epoca ancora molti consideravano chimerico e impossibile;

3) l’organizzazione di un’opposizione unitaria capace di sovvertire le basi del governo britannico in India tramite una non cooperazione crescente ed una resistenza passiva.

Né come principio né come pratica Sri Aurobindo si opponeva alla violenza quando appariva necessaria. La sua personale inclinazione lo portava a lavorare nell’ombra; ma le citazioni giudiziarie del Governo contro di lui, in quanto capo redattore del Bande Mataram, ne avevano fatto uno dei dirigenti riconosciuti del nazionalismo in Bengala. Alla fine, nel 1908, sospettato di essere immischiato in una vicenda di fabbricazione di bombe, venne arrestato ed incarcerato nella prigione di Alipore.

II suo soggiorno in carcere, che durò un intero anno, tra il 1908 e il 1909, segnò una svolta nella sua vita. In un simile ambiente, anche se poco favorevole alle ricerche spirituali, si trovò quasi sempre immerso nello yoga e nella meditazione. La sua vita interiore e le sue realizzazioni spirituali lo condussero però ben presto a superare il suo primo obiettivo, la liberazione dell’India, per prefiggersi invece uno scopo molto più vasto e universale: l’avvenire dell’umanità, l’età nuova dello Spirito e l’apparire sulla terra di una nuova specie, oltre l’umana.

Dopo la scarcerazione, prosciolto dalle accuse, proseguì ancora per un po’ l’attività politica e giornalistica e fondò due settimanali, uno in inglese il Karmayogin, e l’altro in Bengalese, Dharma. Intanto, però, il governo britannico cercava sempre un pretesto per allontanare Sri Aurobindo dalla vita politica, anche per mezzo della deportazione.

Una notte, mentre lavorava nell’ufficio del Karmayogin, fu avvertito che la polizia era intenzionata a perquisirlo e ad arrestarlo. Mentre deliberava quindi sul daffarsi, ricevette l’”ordine dall’alto” l’adesh divino, di recarsi a Chandernagor, allora enclave territoriale francese a pochissimi kilometri da Calcutta. Partì immediatamente e visse due mesi nascosto a Chandernagor immerso nella meditazione e lontano da qualsiasi attività. Poi, ricevette un secondo “ordine” interiore. “Andare a Pondichéry”. Imbarcatosi sotto falso nome a bordo del Dupleix, giunse a Pondichéry il 4 aprile 1910.

Fu la rottura definitiva con la sua vita passata. A partire da quel momento si immerse sempre più nella pratica dello Yoga.

Nell’agosto del 1920 Sri Aurobindo fu ancora invitato a presiedere all’ assemblea del partito del Congresso Nazionale Indiano, ma declinò l’offerta e rifiutò di ritornare all’attività pubblica e politica. Man mano che la sua visione del futuro diventava più chiara egli vedeva che l’indipendenza dell’India era certa, e sentendo che il suo intervento pratico in politica non era più indispensabile, usò da allora solo la sua forza spirituale.

Molti a quell’epoca pensarono che si fosse ritirato su qualche vetta dell’esperienza spirituale senza più preoccuparsi né del mondo né dell’avvenire dell’India. Ma il suo allontanamento dalla politica non poteva interpretarsi così poiché il principio stesso del suo Yoga era non soltanto quello di realizzare il Divino e di raggiungere la piena coscienza spirituale, ma quello di far entrare l’intera vita e tutte le sue attività nella sfera di quella coscienza e basare la vita sullo Spirito.

Dal sito www.sriaurobindoyoga.it/

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Categorie: Yoga Hatha